Gli alunni con cittadinanza non italiana sono 29.185 su 187.389 iscritti: il 15,57% della popolazione scolastica regionale, con differenze contenute tra le province, dal 14,11% al 18,33%. Mentre il dibattito nazionale discute di tetti e limiti, le scuole marchigiane lavorano da anni con docenti della classe A-23, CPIA, piani personalizzati, laboratori linguistici e percorsi rivolti ai genitori. Il direttore generale Donatella D’Amico: «Un quadro nell’insieme positivo. Ora un patto con i Comuni e il terzo settore».
Nell’anno scolastico 2026/27 le scuole delle Marche accolgono 29.185 alunni con cittadinanza non italiana su 187.389 iscritti, pari al 15,57% della popolazione scolastica regionale. È un dato che racconta una presenza ormai strutturale e, soprattutto, distribuita: tra i quattro ambiti territoriali lo scarto resta di poco superiore ai quattro punti percentuali. Macerata registra il 18,33%, Ancona il 15,68%, Ascoli Piceno e Fermo il 14,47%, Pesaro e Urbino il 14,11%. Su 208 istituzioni scolastiche, 191 si collocano al di sotto del 30% di alunni stranieri, la soglia indicata come criterio ordinario dalla circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010. Le concentrazioni più elevate riguardano diciassette sedi, cinque delle quali sono istituti che ospitano un CPIA, per missione rivolto a utenza adulta e in larga parte straniera: un fenomeno circoscritto, censito scuola per scuola e già presidiato con misure dedicate.
«La situazione nelle Marche è nell’insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione», dichiara il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, Donatella D’Amico.
«Dove esistono concentrazioni elevate, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità. Per questo auspichiamo una sinergia più forte con i Comuni e con il terzo settore: penso, ad esempio, alla possibilità di attivare un trasporto scolastico che consenta di distribuire meglio gli alunni stranieri tra tutte le scuole del territorio. Ciò che chiediamo è una presenza più ampia di docenti della classe di concorso A-23 e strategie condivise per una migliore distribuzione. La scuola marchigiana ha già dimostrato di saper fare la sua parte, anche accompagnando le famiglie nell’apprendimento della lingua e nella conoscenza delle regole della cittadinanza: l’Ufficio Scolastico Regionale è pronto a coordinare questo percorso, perché ogni studente, italiano o straniero, impari di più e impari meglio».

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