Oggi, memoria liturgica del Santissimo Nome della beata Vergine Maria, il vescovo Nazzareno Marconi ha presieduto il Rito di Benedizione per l’apertura del cantiere di lavoro presso la chiesa di Santa Maria della Porta di Macerata. Il Vescovo, per intercessione della Madre di Misericordia patrona della Diocesi, ha affidato al Signore i tecnici e gli operai e il buon esito del lavoro. Al rito ha preso parte il sindaco Sandro Parcaroli, con gli assessori Andrea Marchiori e Giuseppe Romano, la consigliera Laura Fortuna e il dirigente dei Servizi Tecnici del Comune di Macerata, l’ing. Tristano Luchetti.
L’impianto primigenio della chiesa risale al X secolo; dedicata all’Assunta, fu poi soprannominata “della Porta” poiché adiacente alla porta meridionale dell’antico Castello di Macerata. La struttura, oggi identificabile con la cripta, è accessibile dalla Piaggia della Torre, dove apre il suo portale romanico, mentre sulla Via P. Matteo Ricci se ne scorgono le finestre a feritoia, con strombatura esterna. Il tempio attuale fu eretto alla metà del XIV secolo, con l’ingresso verso nord, sul fianco longitudinale: fu allora realizzato il portale romanico in cotto, che si affaccia sulla piazzola, di rimpetto al Palazzo Conventati. La decorazione interna fu eseguita nel 1914 dal prof. Ferranti di Tolentino, che su commissione del priore don Tommaso Staffolani traspose in figura una profonda riflessione teologica sull’Assunzione della beata Vergine Maria, che di lì a poco, nel 1950, sarebbe stata poi solennemente proclamata quale dogma di fede. Tra le opere pittoriche, notevoli sono il Sant’Antonio dipinto da Giovanni Baglioni nel 1628 per la prima cappella a cornu epistolae, e l’Assunta di Domenico Corvi, della seconda metà del Settecento, per l’altare maggiore, dove si venera il corpo di Sant’Innocenzo, martire.
«La chiesa dedicata all’Assunta presso la porta de castello – ha spiegato il Vescovo – è un fatto non raro intorno all’anno 1000; aveva infatti un duplice significato. Da un lato la Vergine, come castellana, era invocata a protezione della comunità, dall’altro stava a ricordare che, con il suo aiuto, siamo chiamati ad entrare nella Gerusalemme del Cielo. I lavori restituiranno ai maceratesi la chiesa superiore che tornerà alla sua funzione di luogo di culto, preghiera e meditazione. Non solo, – ha proseguito – la Diocesi è particolarmente impegnata anche nella valorizzazione della parte inferiore del complesso, più antica e di grande rilevanza storica e artistica, per lungo tempo sottoutilizzata. L’obiettivo è far tornare questi spazi alla comunità entro un anno».
«Si tratta di un luogo straordinario, un vero gioiello incastonato nel cuore di Macerata che racchiude in sé strati di storia antichissima – ha aggiunto in tal senso il sindaco Parcaoli –. Sarà restituito alla Città un bene culturale più sicuro e più bello, grazie al restauro delle superfici decorate, offese dal terremoto. Custodire la nostra storia significa garantire un futuro alla nostra attrattività e al nostro senso di appartenenza».
I lavori, finanziati ai sensi dell’Ordinanza del Commissario Straordinario per la Ricostruzione post Sisma del Centro Italia 2016, n. 105 del 22.08.2020, sono finalizzati alla riparazione dei danni sismici, in particolare il consolidamento delle volte strutturali e delle murature verticali, e la contestuale revisione, messa in sicurezza e ripristino degli elementi decorativi. L’intervento di restauro è stato progettato dall’Arch. Stefano Pasquali in collaborazione con l’Ing. Daniele Menghi, l’ing. Aldo Tuzio e il dott. Milko Morichetti, col coordinamento dell’Ufficio Sisma della Diocesi di Macerata, e verrà eseguito dall’impresa Paolini Simone S.r.l.
La Diocesi ringrazia il commissario straordinario Guido Castelli, l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, e il Comune di Macerata per la preziosa collaborazione istituzionale e sul piano tecnico-amministrativo.

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