Ci sono parole che non restano confinate nelle pagine di un libro, ma trovano il modo di attraversare le aule, raggiungere i ragazzi e diventare domande, riflessioni, persino promesse. Parole che, quando incontrano l’ascolto e la sensibilità delle nuove generazioni, possono trasformarsi in piccoli semi destinati a germogliare nel tempo.
È quanto accaduto giovedì 29 ottobre all’Istituto di istruzione superiore “Garibaldi-Bramante-Pannaggi” di Macerata, dove la giornalista Francesca Cipolloni ha incontrato gli studenti delle classi terze per un appuntamento dal titolo fortemente evocativo: «Nel cuore, sulle labbra e nella vita».
Una mattinata di ascolto e confronto dedicata alla pace e alla fraternità, nata nell’ambito del progetto didattico “Semi di Lampedusa”, ma anche un momento di particolare significato per il percorso editoriale dell’autrice: per la prima volta, infatti, il suo libro Francesco, i carismi semplici, pubblicato nel settembre 2026 da Edizioni RnS, è stato presentato all’interno di una scuola.
Non una semplice presentazione letteraria, dunque, ma un incontro tra un libro e i suoi possibili lettori, tra la testimonianza di una giornalista e le domande di ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita adulta in un tempo attraversato da conflitti, divisioni e profonde inquietudini. Al centro, la figura di San Francesco d’Assisi, la cui lezione di pace conserva una sorprendente attualità e continua a parlare anche a chi non appartiene alla sua tradizione religiosa.
Un libro che entra a scuola e diventa occasione di dialogo
L’iniziativa ha coinvolto le classi terze delle due sedi dell’Istituto: nella prima parte della mattinata, dalle 8.15 alle 10, gli studenti della sede “Garibaldi” si sono ritrovati nell’Aula Magna; successivamente, dalle 10.35 alle 12.30, l’incontro è proseguito nell’Auditorium della sede “Bramante-Pannaggi”.
La particolarità dell’appuntamento è stata la preparazione che lo ha preceduto. Gli studenti non sono arrivati all’incontro senza conoscere l’opera: nei giorni precedenti, infatti, alcuni capitoli di Francesco, i carismi semplici erano stati letti e approfonditi insieme ai docenti Sandro Serafini e Michele Vincenzetti, per la sede Garibaldi, e alla professoressa Rosalia Carnevali, docente di religione cattolica, per la sede Bramante-Pannaggi.
Un lavoro preparatorio prezioso, che ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi ai contenuti del volume, familiarizzare con la figura del Santo e maturare interrogativi da sottoporre direttamente all’autrice. L’incontro ha potuto così prendere avvio proprio dalle domande degli studenti, trasformando la presentazione in un dialogo autentico, costruito intorno alla loro curiosità e al loro bisogno di comprendere.
È una differenza sostanziale: quando la scuola prepara all’ascolto, la cultura smette di essere qualcosa da ricevere passivamente e diventa un’esperienza da attraversare. Le pagine lette in classe hanno trovato una voce, i temi affrontati nel libro si sono confrontati con la sensibilità degli adolescenti e la figura di Francesco è uscita dalla dimensione della conoscenza storica per entrare in quella, più immediata e concreta, delle relazioni quotidiane.
San Francesco e la pace: disarmare il cuore prima ancora delle mani
Il filo conduttore dell’incontro è stato il bisogno di pace, un tema che oggi non può essere considerato lontano dalla vita dei ragazzi. Le guerre, le divisioni, l’intolleranza e la difficoltà di riconoscere l’altro attraversano la cronaca internazionale, ma si riflettono anche nelle relazioni di ogni giorno, nei rapporti tra compagni, nel linguaggio utilizzato e nella capacità di accogliere le differenze.
La vita di San Francesco d’Assisi è stata proposta come un invito a disarmare il cuore e le mani, a superare la contrapposizione e a costruire una diversa mentalità: quella della pace. Non un principio astratto, ma un atteggiamento da coltivare attraverso il dialogo, l’ascolto e un linguaggio capace di avvicinare anziché dividere.
Il Santo continua a rappresentare un modello universale proprio per la sua capacità di riconoscere nell’altro una persona da incontrare, non un avversario da respingere. La sua testimonianza suggerisce che la fraternità non nasce dalla cancellazione delle differenze, ma dalla possibilità di abitarle senza trasformarle in ostilità.
Nel dialogo con i ragazzi, Francesca Cipolloni ha affidato loro un augurio particolarmente significativo: affrontare il tempo della vita attivando «l’intelligenza del cuore». Un’espressione che racchiude l’invito a tenere insieme pensiero e sensibilità, ragione e capacità di immedesimarsi, conoscenza e responsabilità. Perché comprendere il mondo non significa soltanto saperne interpretare i fatti, ma anche imparare a riconoscere ciò che accade dentro e intorno a noi.
Il messaggio di fra Francesco Patton e il silenzio attento dei ragazzi
A rendere ancora più intenso il percorso di riflessione è stato il messaggio inviato da fra Francesco Patton, già Custode di Terra Santa. Le sue parole sono state ascoltate dai ragazzi in un clima di grande silenzio e partecipazione.
Un momento particolarmente significativo, soprattutto alla luce del contesto in cui il tema della pace è stato affrontato. La Terra Santa rappresenta infatti uno dei luoghi nei quali il bisogno di dialogo, convivenza e riconoscimento reciproco si manifesta con tutta la sua drammatica concretezza. Il messaggio di fra Patton ha così offerto agli studenti un ulteriore motivo di riflessione, collegando la testimonianza francescana alle ferite del presente.
Il silenzio con cui i ragazzi hanno seguito le sue parole è stato uno degli aspetti più eloquenti della mattinata. In un’età nella quale tutto sembra richiedere risposte immediate, fermarsi ad ascoltare significa già compiere un gesto importante: concedere spazio a una testimonianza, accettare di lasciarsi interrogare, riconoscere che esistono questioni che meritano attenzione e profondità.
Due studentesse, due messaggi e un esempio che supera le differenze
La forza di un incontro educativo si misura anche da ciò che lascia dopo la conclusione. E, in questo caso, la risposta degli studenti ha restituito all’autrice un’emozione che va oltre il successo di una presentazione.
Nel suo messaggio pubblicato dopo l’iniziativa, Francesca Cipolloni ha raccontato un episodio che l’ha particolarmente colpita: una ragazza le ha confidato che San Francesco rappresenta per lei un esempio concreto da imitare nel rapporto con i compagni di classe. Un’altra studentessa, musulmana, le ha scritto un messaggio simile.
Due gesti che racchiudono il significato più profondo dell’incontro. La testimonianza del Santo è riuscita a parlare a ragazze con sensibilità e appartenenze religiose differenti, facendo emergere un terreno comune: il desiderio di relazioni più autentiche, rispettose e pacifiche.
È forse proprio qui che la fraternità mostra la sua dimensione più universale. Non nell’omologazione, ma nella possibilità di riconoscersi reciprocamente, di trovare un linguaggio condiviso e di considerare la diversità non come una distanza insuperabile, bensì come una ricchezza.
Questo il post pubblicato sui social a conclusione dell’evento: “Oggi é accaduta una novità che porterò per sempre “nel cuore, sulle labbra, nella vita”. Attraverso l’impegno coraggioso e instancabile della prof.ssa Grazia Di Petta, sono stata invitata a presentare “Francesco, i carismi semplici” in una scuola.
Esatto, IN-UNA-SCUO-LA.
Un libro con un taglio giornalistico e pneumatilogico, e’ stato incredibilmente motivo di ascolto, dialogo e confronto con gli studenti e le studentesse delle classi terze dell’Istituto Agrario “G.Garibaldi” e “Bramante-Pannaggi” di Macerata.
Nella città a cui resto profondamente legata, che mi ha vista formare negli studi accademici e dove ho mosso i primi passi nel mondo del lavoro, il nostro Santo e il suo modello di pace universale ancora attualissimo hanno camminato tra le menti vivaci e i banchi di una (doppia) scuola dove il futuro prende forma, e produce risultati tangibili.
La trovo una cosa pazzesca, un dono che mi colma di riconoscenza nei confronti di questi giovani e dei loro docenti e Dirigenti scolastici, e mi fa fermamente credere che “seminare” parole di bene, “mattone” dopo mattone (rimanendo nell’alveo lessicale delle materie che in quelle aule si apprendono e si… sperimentano!) non è un’utopia ma un segno di coraggio corale su cui si costruisce la vera alleanza educativa in cui da tempo investo speranze.
E se alla fine della mattinata un’adolescente ti confida che San Francesco per lei è un reale esempio da imitare tra i compagni di classe e un’altra – musulmana – ti scrive un messaggio simile, vuol dire che questo libro vola sulle ali giuste. E il viaggio continua”.
Per l’autrice, tornare a Macerata ha avuto anche un valore personale. Nata a Recanati, la giornalista conserva infatti un legame profondo con il territorio maceratese, città nella quale ha compiuto la propria formazione universitaria e mosso i primi passi nel mondo del lavoro. Nel commentare l’esperienza, ha parlato di un dono capace di colmarla di riconoscenza verso i giovani, i docenti e i dirigenti scolastici.
Ha definito questa esperienza una dimostrazione di come seminare parole di bene, «mattone» dopo «mattone», non sia un’utopia, ma un segno di coraggio condiviso sul quale costruire una vera alleanza educativa. Un’immagine particolarmente significativa in una scuola che forma professionalità legate a settori nei quali il costruire, il coltivare e il prendersi cura della realtà sono parte integrante dell’apprendimento.
Francesca Cipolloni, una vita tra giornalismo, comunicazione e cultura
Nata a Recanati, dopo gli studi classici Francesca Cipolloni si è laureata con lode in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata. Nel 2010 ha conseguito, presso lo stesso Ateneo, il dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione.
Giornalista pubblicista dal 2008, si è sempre interessata alle tematiche sociali, con particolare attenzione alla stampa di ispirazione cattolica. Ha ricoperto il ruolo di direttore editoriale del settimanale d’opinione Emmaus della Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, occupandosi anche dell’ufficio stampa.
Nel corso della sua attività professionale è stata segretario regionale dell’Unione cattolica stampa italiana (UCSI); per la Federazione italiana settimanali cattolici (FISC) ha ricoperto l’incarico di consigliere per l’Italia Centrale e, per due mandati, quello di segretario nazionale. È corrispondente per le Marche del Sir, il Servizio di informazione religiosa, e dal 2009 collabora con il quotidiano Avvenire e con la rivista Credere.
Attualmente è responsabile dell’Ufficio stampa del Rinnovamento nello Spirito Santo a Roma. Dal 2022 collabora inoltre, nell’ambito della comunicazione e della formazione, con le realtà editoriali ELI – La Spiga Edizioni e San Paolo Edizioni. Accanto all’attività giornalistica, cura presentazioni di eventi, progetti editoriali e pubblicazioni locali.
Nel settembre 2026, per Edizioni RnS, è uscito Francesco, i carismi semplici, il suo primo libro, ideato in occasione dell’Anno giubilare per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Un’opera dal taglio giornalistico e spirituale che ha trovato, proprio a Macerata, la sua prima occasione di presentazione in una scuola.
La scuola come luogo in cui il futuro prende forma
L’iniziativa ha rappresentato un’esperienza coerente con la funzione educativa dell’Istituto “Garibaldi-Bramante-Pannaggi”: formare persone, prima ancora che trasmettere conoscenze, accompagnando gli studenti nella lettura critica della contemporaneità e nella costruzione della propria identità.
Inserito in un’unità di apprendimento disciplinare, l’incontro ha offerto un’occasione concreta per collegare i contenuti affrontati nel percorso scolastico alle grandi questioni del nostro tempo. La pace, la fraternità, il rispetto delle differenze e la responsabilità individuale sono diventati temi da interrogare attraverso la lettura, il dialogo e il confronto diretto con una testimone del mondo dell’informazione.
Il ringraziamento rivolto a Francesca Cipolloni si accompagna dunque a quello per i docenti Sandro Serafini, Michele Vincenzetti e Rosalia Carnevali, che hanno preparato le classi rendendo possibile un incontro partecipato e consapevole.
Perché educare significa anche questo: creare occasioni nelle quali i ragazzi possano incontrare storie, persone e idee capaci di allargare il loro sguardo; aiutarli a riconoscere il valore delle parole e la responsabilità che accompagna ogni scelta; mostrare che la pace non è soltanto un tema da studiare, ma un modo di vivere.
La prima presentazione scolastica di Francesco, i carismi semplici si è trasformata così in qualcosa di più di un appuntamento culturale. È stata un’esperienza di alleanza educativa, un incontro tra generazioni e sensibilità differenti, un piccolo esercizio di fraternità vissuta.
E forse il senso più autentico di quella mattinata è racchiuso proprio nel titolo scelto per l’iniziativa: «Nel cuore, sulle labbra e nella vita». Perché la pace, per diventare reale, deve prima trovare spazio dentro di noi, poi diventare parola e infine tradursi in gesti. Anche tra i banchi di una scuola, dove il futuro comincia a prendere forma, una parola buona può diventare il primo mattone di un mondo diverso.

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