L’Università di Macerata ha conferito ieri la laurea magistrale honoris causa in Lingue, culture e traduzione letteraria a Colm Tóibín, tra le voci più autorevoli della letteratura contemporanea, autore di romanzi tradotti in tutto il mondo come Brooklyn, Nora Webster, Il mago e Long Island. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’ambasciatrice d’Irlanda in Italia Elizabeth McCullough, di rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni e di un pubblico di studenti e appassionati di letteratura, aprendo la quarta edizione del Macerata Humanities Festival.
“Di solito, una laurea riconosce ciò che una persona ha imparato all’università. Oggi riconosciamo anche ciò che un’università può imparare da una persona”, ha affermato il rettore John McCourt, sottolineando la capacità dello scrittore di raccontare la complessità delle relazioni umane senza semplificazioni né giudizi. “Leggere Tóibín significa imparare a sostare davanti a una vita senza pretendere subito di giudicarla”.
L’ambasciatrice Elizabeth McCullough ha ricordato il prestigio e la lunga storia dell’Ateneo maceratese e i profondi legami culturali tra Irlanda e Italia. “Come Joyce, Colm Tóibín è uno scrittore irlandese dal forte senso di appartenenza ai luoghi, ma è anche uno scrittore profondamente europeo, capace di mostrarci il significato universale delle esperienze quotidiane e delle realtà locali”.
Intensa e personale la laudatio dello scrittore e critico letterario Mario Fortunato, che, con un tono affettuoso, brillante e a tratti ironico, ha intrecciato l’analisi letteraria ai ricordi di un’amicizia iniziata a Roma nel 1999. “Il realismo di Tóibín non è un fine ma un mezzo: un mezzo di trasporto usato per raggiungere e superare la realtà”, ha osservato. “È nel silenzioso lavorio del suo respiro che Tóibín, come ogni vero artista e come quasi tutti gli adolescenti, elabora il proprio splendore”.
Sono intervenuti anche Roberto Mancini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, e Carla Cucina, presidente del Consiglio unificato dei corsi di laurea in Lingue, che ha letto il dispositivo di conferimento.
A seguire, un vivace dialogo tra Tóibín e McCourt ha offerto al pubblico un ritratto più spontaneo dello scrittore, tra ricordi d’infanzia, riflessioni sulla scrittura e aneddoti divertenti. Tóibín ha raccontato il ruolo della memoria, dei paesaggi irlandesi e delle figure femminili della sua famiglia nella nascita dei suoi personaggi, mettendo in guardia dalla nostalgia, «una forma di sentimentalismo».
Parlando del proprio metodo creativo, ha insistito sull’importanza della disciplina: «Il modo per scrivere un romanzo è scrivere un romanzo. Se non finisci tu quel libro, nessun altro lo farà». E agli studenti interessati alla scrittura ha rivolto un consiglio originale: «Pensate a qualcosa che avreste davvero voluto fare e che non avete fatto. Scrivete come se l’aveste fatto».
Non sono mancati momenti di ironia, come quando Tóibín ha ricordato la partecipazione alla notte degli Oscar per il film Brooklyn, tratto dal suo romanzo: «C’è un secondo ingresso agli Oscar, senza tappeto rosso, ma con il linoleum. È quello per quelli come me, i romanzieri, di cui non importa niente a nessuno».
Dopo la cerimonia accademica, il Festival è entrato nel vivo con l’inaugurazione ufficiale a Palazzo Lazzarini. Il rettore John McCourt e la delegata al Festival Fabiola Falappa hanno dato il via alla quarta edizione della manifestazione. Hanno portato il saluto anche la vicesindaco Francesca D’Alessandro, il presidente della Fondazione Marche Cultura Andrea Agostini, il vicepresidente della Bcc di Recanati e Colmurano Paolo Maggini, il direttore generale della Banca dei Sibillini Alberto Palmieri, Sara Splendiani per iGuzzini Alessia Iacopini per Dami.
