Per la prima volta arrivano nelle Marche i “Cantieri per la formazione” del Movimento di cooperazione educativa: da martedì 1 a venerdì 4 luglio 150 insegnanti – provenienti da molte regioni d’Italia – saranno a Macerata per partecipare a un percorso formativo che segue il tema “Scuola, comunità, mondo. Tessere andate e ritorni”.
“Siamo felici di inaugurare una nuova avventura educativa qui a Macerata: i “Cantieri della Formazione” – interviene l’assessore all’Istruzione Katiuscia Cassetta -. Si tratta di un evento che rappresenta un’opportunità per il nostro territorio e che abbraccia un approccio innovativo e sperimentale nel campo dell’educazione. I ‘Cantieri della Formazione’, infatti, sono pensati come spazi inclusivi dove ognuno ha la possibilità di contribuire attivamente alla costruzione di ambienti educativi accoglienti e dove potrà portare la propria voce e le proprie esperienze verso la creazione di contenuti didattici rispondenti alle esigenze e ai bisogni dei nostri giovani”.
L’iniziativa, che gode del patrocinio del Comune e dell’Università di Macerata, è stata presentata oggi (lunedì 30 giugno) nella Sala Castiglioni della Biblioteca comunale “Mozzi Borgetti”.
“I Cantieri sono un tempo e uno spazio di ricerca prezioso – ha detto Domenico Canciani, segretario nazionale del Mce -. Ogni anno l’Equipe di Cantieri individua luogo e tematica dell’evento. La proposta di formazione si inserisce in un contesto preciso, là dove un Gruppo territoriale (in questo caso quello di Macerata e delle Marche; ndr) esplicita un bisogno o un desiderio e offre supporto organizzativo. Precedenti esperienze si sono svolte a Cagliari, Pisa, Genova, Chieti, Foligno, Milano, Bologna…”.
Quest’anno l’esperienza si svolge in una location densa di significati: le Marche, infatti, sono state il luogo di nascita del Movimento di cooperazione educativa, fondato a Fano nel 1951 come Cooperativa della Tipografia a Scuola ad opera di Giuseppe Tamagnini che riuscì a coagulare intorno a sé un primo gruppo di insegnanti (Anna Fantini, Rino Giovannetti, Aldo Pettini, Mario Lodi, Bruno Ciari, Raffaele Laporta) desiderosi di favorire la trasformazione della scuola italiana mettendo a punto delle idee pedagogiche desunte da Célestin Freinet.
“Pino Tamagnini era originario di Apiro, Comune in cui divenne poi anche sindaco, e qui diede vita assieme alla maestra Giovanna Legatti all’esperienza didattica della scuola di Coldigioco”, ha spiegato Emanuela Tarascio, dirigente scolastica, membro della segreteria nazionale Mce e responsabile del Gruppo territoriale di Macerata: “Per questo motivo, in collaborazione con i gruppi di Ancona e Pesaro, abbiamo accolto di buon grado l’idea di ospitare i Cantieri 2025: sarà l’occasione migliore per far conoscere ai partecipanti questo luogo di ricerca, culla del Movimento”.
A spiegare il tema dell’edizione, invece, è stata la responsabile dell’Equipe, Maria Antonietta Ciarciaglini: “Scuola, comunità, mondo sono tre parole che, come fili colorati, si intrecciano in un tessuto vivo, in continua evoluzione. La scuola non è un’isola. E’ un punto di incontro tra ciò che accade dentro le sue mura e ciò che si trova fuori: le famiglie, i quartieri, le città, le sfide globali del nostro tempo. In questo intreccio, ogni insegnante è un tessitore: collega esperienze, visioni, persone, tiene insieme la quotidianità del gesto educativo con la complessità del mondo che cambia. ‘Tessere andate e ritorni’ è allora un invito al Movimento: un andare verso l’altro, verso nuovi saperi, verso orizzonti che ci interrogano. E poi un ritorno: con uno sguardo trasformato, più ricco, più consapevole. Ogni progetto didattico, ogni dialogo autentico, ogni viaggio – anche simbolico – è un filo che aggiunge significato alla trama dell’educazione”.
I Cantieri, fatta eccezione per le “plenarie” iniziale e finale (che saranno ospitate dalla Domus San Giuliano), si svolgono all’interno della Scuola Primaria e dell’Infanzia “De Amicis”, che fa capo al Comprensivo “Fermi” di Macerata. “E’ questo un luogo storico della città – ha sottolineato Laura Lautizi, docente dell’Istituto -, la sua fondazione risale al 1911 per volontà di Domenico Spadoni che voleva accogliere e offrire un’educazione ai bambini più poveri di Macerata. Nacque dunque come presidio di inclusione sociale: un luogo dove tutti, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche, potessero avere accesso all’istruzione. Oggi la scuola continua a incarnare questo spirito di accoglienza, ma con una nuova e significativa sfumatura: le maestre che ci lavorano e i bambini e le bambine che la frequentano, la identificano come la “Scuola degli Amici”, riflettendo la sua identità profondamente multietnica. Con ben 20 nazionalità diverse che si incontrano tra i suoi banchi, la De Amicis è un vero e proprio crogiolo di culture, un esempio vivido di come la diversità possa arricchire l’apprendimento e tramite il dialogo maieutico, costruire la pace nella dialettica della condivisione”.
