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“Carissimi eletti, la nostra gente si aspetta molto da voi”. Il vescovo Marconi si rivolge ai nuovi amministratori comunali e regionali

“Carissimi eletti, la nostra gente si aspetta molto da voi”. Il vescovo Marconi si rivolge ai nuovi amministratori comunali e regionali

Carissimi Eletti dalla gente della nostra bella terra a rappresentarci nell’Amministrazione Comunale e Regionale, vorrei fare un sincero augurio a tutti voi, mentre vi assicuro le preghiere mie e della nostra comunità diocesana, per voi e per il compito che vi attende.
Non ho timore a dire che pregherò per tutti voi, ricordando cosa mi disse un amico non credente: «Tu prega anche per me. Se ho ragione io che Dio non esiste, le tue preghiere non avranno effetto. Se dovessi sbagliarmi e Dio c’è, potrebbero darmi un aiuto. In ogni caso non faranno certo danno, mentre potrebbero far bene».
Se, certo, le nostre preghiere potrebbero far bene, non toglieranno però la seria responsabilità dell’impegno a cui tutti siete chiamati. La Chiesa, che ha duemila anni, tramanda al suo interno perle di saggezza umana imparate dall’esperienza dei secoli.
San Paolo scrive ai cristiani di Galazia: «Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,7-10).
Il potere di decidere della vita e del futuro delle persone che vi è stato affidato col voto, sia che siate nella maggioranza che all’opposizione, non è né buono né cattivo in sé. Tra un bisturi che cura e un pugnale che uccide non c’è differenza di materia o di forma, tutto dipende da come si usano. E soprattutto dipende dal fine che ci guida. Paolo diceva, con un simbolo chiaro per i suoi ascoltatori, che se li guidava un fine solo egoistico – «seminare nella propria carne» –, avrebbero prodotto frutti di morte per sé e per gli altri – «raccoglierà corruzione» –. Se invece investivano in un bene superiore, cercando di produrre una crescita interiore e duratura di quanto c’è di buono nell’umanità – «seminare nello spirito» –, avrebbero raccolto frutti che sarebbero rimasti per sempre.
Carissimi Eletti, la nostra gente vi ha dato fiducia perché si aspetta molto da voi: non deludeteli. La nostra gente è buona e paziente, dà tempo per costruire bene a chi vede impegnato con tutto il cuore. Non abbiamo bisogno, soprattutto oggi, di un’azione politica e amministrativa da fuochi artificiali.
Provate a fare qualcosa di nuovo: a pensare non solo all’oggi, ma anche e soprattutto al dopodomani. Abbiate fiducia che avrete tempo di fare bene, in un mondo che ha sempre fretta di fare subito. Prendetevi tempo per ascoltare i buoni consigli e abbiate l’umiltà di studiare, perché il mondo di oggi è complesso e Dio manda nel mondo un genio che sa già tutto senza studiare solo ogni mille anni, per cui è davvero difficile che sia uno di voi.
Se posso dare un ultimo consiglio di buon senso, prima di tutto preoccupatevi di restare delle persone oneste, semplicemente oneste, come è onesta una persona normale tra le tante che vivono oggi. Lo ha scritto in un suo piccolo appunto di meditazione san Paolo VI parlando del profeta Giovanni Battista che criticava il potente di turno: il re Erode.
«San Giovanni Battista, indirizzando le sue parole fiere e profetiche contro Erode, non sollevava questioni sulla legittimità o sul modo del suo governo, quanto sulla onestà della sua condotta da giudicarsi con criterio non diverso da quello adoperato per ogni altro uomo».

Che il Signore vi benedica.

+ Nazzareno Marconi, vescovo