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“Macerata merita un polo bancario”. Il sogno di Paolo Ciccarelli dopo l’Opas di Intesa San Paolo su UBI

“Macerata merita un polo bancario”. Il sogno di Paolo Ciccarelli dopo l’Opas di Intesa San Paolo su UBI

Paolo Ciccarelli, segretario regionale sindacato autonomo dei lavoratori bancari UNISIN UBI (Unità Sindacale Falcri-Silcea-Sinfub), interviene a seguito della Opas di Intesa San Paolo su UBI Banca ponendo l’attenzione sul fatto  che si possa riportare un Polo di lavoratori bancari a Macerata. Di seguito il suo commento.
C’era una volta la CARIMA, la vecchia e gloriosa Cassa Risparmio della Provincia di Macerata.
C’era… sono passati poco più di 25 anni e sembra quasi un’eternità da quel 2 novembre 1994 quando BANCA CARIMA, in seguito alla fusione con Pesaro, diviene BANCA DELLE MARCHE S.p.A.  Da quel momento in poi, gli eventi, ai più noti, si susseguono con un ritmo ed una velocità tali che ci vorrebbero intere enciclopedie per raccontarli. Pochi accadimenti positivi, la maggior parte decisamente negativi, hanno fatto sì che si arrivasse a quel nefasto 22 novembre 2015 che ha decretato la liquidazione coatta amministrativa della banca fino ad arrivare alla fusione con UBI datata 23 ottobre 2017.
Da qui vorrei partire per analizzare velocemente i passaggi che hanno determinato come, da quella fusione, l’ultimo mattone di una storica banca sia stato spazzato via: Il Polo di Piediripa.
Ma quello che ancor più mi preme sottolineare è come, alla luce dei nuovi e mutati scenari, ci siano oggi le condizioni e si possa ragionevolmente essere ottimisti per la rinascita di un polo bancario nella nostra provincia.
Questi sinteticamente i fatti.

  • Tre giorni dopo la fusione, il 26 ottobre 2017, viene firmato l’accordo tra sindacati e gruppo Ubi in cui l’azienda individua soluzioni di tipo organizzativo volte alla tutela dell’occupazione sui territori di riferimento, attraverso la creazione o il potenziamento, di poli di attività su 7 piazze tra cui quella di Macerata.
  • Pochi mesi dopo l’azienda dichiara di voler trasferire a Jesi le attività ed i dipendenti del polo di Piediripa (da subito in prima linea nelle fasi di migrazione da Nuova Banca Marche a UBI), giustificando l’operazione di semplice affinamento in quanto la distanza tra Macerata e Jesi è inferiore ai limiti della cd. “Grande mobilità” ossia 50 km.
  • Viene presentata ed approvata all’unanimità mozione regionale a firma di Marconi, Sciapichetti e Rapa nel giugno 2018. A questa seguirà mozione comunale a firma di Tacconi e Foglia e svariati interventi pubblici ed assemblee volti a scongiurare l’eventuale chiusura ed il trasferimento del polo.
  • L’azienda va avanti, determinata più che mai, per la propria strada. Non sente ragioni né delle mozioni né delle richieste sindacali e sancisce la chiusura definitiva del polo di Macerata e con esso dell’ultima pietra rimasta della CARIMA. I lavoratori saranno per lo più trasferiti a Jesi, alcuni ricollocati in filiale, altri purtroppo esternalizzati ad altra società.
    Arriviamo velocemente ai giorni nostri con il successo dell’OPAS di Intesa Sanpaolo su UBI. A brevissimo gli scenari cambieranno di nuovo con la fusione per incorporazione di UBI in ISP e da quanto si rileva, secondo i documenti ufficiali ad oggi presentati, una percentuale elevatissima di filiali nelle Marche ed ancor più nel maceratese confluirà in BPER.
    In questa situazione di cambiamenti e transizione è doveroso riflettere su come poter valorizzare strutture e progetti portati avanti negli anni, prima da CARIMA e poi da BANCA DELLE MARCHE. Tanti elementi possono essere considerati al fine di riportare un polo di lavoratori bancari a Macerata.

 

  • Innanzitutto ISP ha l’esigenza di ricollocare molti dipendenti di UBI, si stima circa 8.000, che oggi lavorano in strutture centrali. Da subito si è mostrata attenta e partecipe alle problematiche del territorio. A conferma di ciò va sottolineato con quanta solerzia due dirigenti di ISP abbiano risposto all’appello del sindaco di Jesi, preoccupato per le sorti dei poli direzionali della sua città (Esagono e Fontedamo), dove oggi lavorano indicativamente oltre 500 persone, dando rassicurazioni per la tenuta occupazionale e mostrando attenzione e vicinanza alle dinamiche dei territori.
  • D’altro canto non sarebbe irrealistico ipotizzare un polo a Macerata di BPER che nelle Marche, sempre sulla base dei documenti sinora presentati, aumenterà in misura considerevole il numero delle filiali e diverrà la seconda banca della regione. Inoltre BPER, che ha consolidato in maniera massiccia la sua presenza anche in Umbria, non ha direzioni territoriali nelle due regioni.

Macerata, per la sua posizione strategica (oggi con la superstrada Foligno-Civitanova si arriva dall’Umbria in un attimo) sarebbe uno snodo cruciale ed il baricentro perfetto tra le due regioni.

  • Non va dimenticato inoltre che il CED di Piediripa è lì, fermo e triste ad aspettare, ma pur sempre in grado di ospitare, senza ulteriori spese, moltissimi lavoratori. Ma soprattutto non va dimenticato quante professionalità, con competenze specifiche e diversificate nell’ambito bancario, siano oggi presenti nel maceratese.

Territorio da sempre virtuoso sotto il profilo del prodotto bancario, che veniva supportato e valorizzato dal punto di vista economico, culturale, sociale e anche sportivo, grazie alle molteplici iniziative portate avanti nel tempo dall’Istituto.

La CARIMA prima (che qualcuno affettuosamente chiamava mammacassa) e Banca Marche poi, non potevano considerarsi una delle tante Banche del Territorio, ma la Banca del Territorio!
Proprio questo ha determinato che errori clamorosi ed impuniti compiuti da troppi attori nella vicenda legata alla risoluzione della banca, uniti ad una crisi economica senza precedenti in una Regione con un tessuto imprenditoriale fortemente collegato ed interdipendente, abbiano avuto un effetto domino con impatti devastanti e traumatici sull’economia marchigiana.
Se poi a tutto ciò aggiungiamo la piaga del terremoto del 2016, con uno Stato troppo lento e macchinoso nella fase di ricostruzione, il quadro si completa: un territorio già in ginocchio ed agonizzante diventa paralizzato, schiacciato, umiliato.
Ed a rimetterci sono sempre i soliti noti: lavoratori e popolazione.
Il mio vuole essere un invito ai futuri dirigenti di ISP e BPER, a mostrarsi da subito attenti alle esigenze territoriali, a valutare concretamente la possibilità di inserire un polo di lavoratori nella provincia di Macerata, valorizzando “skill” e progetti appartenuti alla banca di riferimento di questa Regione.
Il mio vuole essere un appello soprattutto ai nostri amministratori locali, ai rappresentanti politici ed istituzionali di qualsiasi schieramento e provenienza, ai candidati sindaci della città di Macerata, ai candidati al consiglio regionale, affinché in questo tempo di transizione, che traghetterà UBI verso ISP e BPER, si adoperino in tutti i modi possibili, attraverso un dialogo costruttivo con le due banche, per riportare nel Maceratese un Polo di lavoratori del settore bancario.

Macerata merita il suo polo.
Lo merita per tanti anni di storia della Cassa di Risparmio di Macerata che non possono essere cancellati a suon di decreti.
Lo merita perché un polo bancario con 200 o più dipendenti a Macerata rappresenterebbe, in questo momento così delicato, un volano di primaria importanza per rilanciare l’economia ora stanca ed in affanno della nostra bella e produttiva provincia maceratese.