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Sei nuovi diaconi, sei “figli di Dio”. Ordinati dal vescovo Marconi all’Abbazia di Fiastra

Sei nuovi diaconi, sei “figli di Dio”. Ordinati dal vescovo Marconi all’Abbazia di Fiastra

“Siete accomunati dal grande onore di essere chiamati figli di Dio”. Così, il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, si è rivolto giovedì sera, durante l’ordinazione all’Abbazia di Fiastra, ai sei nuovi diaconi che arricchiscono questo nostro territorio. Affiancato da due concelebranti, mons. Taddeo, vescovo brasiliano parroco di Paolo Renato e mons. Renzo Fratini che testimonia lo scambio missionario della diocesi di Macerata, mons. Marconi ha imposto le mani su Antonio Barbaresi, Gerardo Manuela Salinas Garcia, Isaac Vega Del Pino, Marco Petracci, Pawel Gajewski e Paulo Renato Mendes Gauto.
Di seguito l’omelia del vescovo Marconi:
Carissimi fratelli,
considero un fatto provvidenziale e molto significativo che questa ordinazione diaconale si svolga nella celebrazione vigiliare della festa di Tutti i Santi.
La parola di Dio appena ascoltata ci offre degli spunti per leggere la liturgia che stiamo celebrando e comprenderne, in una visione soprannaturale, il significato più pieno.
Il Veggente dell’Apocalisse contempla la Chiesa del cielo e la descrive come “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”. Stasera voi, con i vostri parenti ed amici siete un piccolo annuncio simbolico di questa universalità della Chiesa. Oltre i due maceratesi abbiamo: un polacco, un brasiliano, uno spagnolo delle isole Canarie ed un Honduregno. Tutti accomunati dal grande onore, come ha detto la Prima Giovanni, di “essere chiamati figli di Dio”. Siate prima di tutto figli di Dio e perciò veri fratelli tra voi in Cristo. Ma sentitevi anche orgogliosi di essere parte dei vostri popoli e delle vostre culture, perché la Chiesa è “Cattolica”, cioè accogliente delle differenze che vuol comporre in armonia. In un mondo che spesso intende l’unità come cancellazione dei popoli e delle loro culture e tradizioni, siate invece fieri figli dei vostri popoli ed insieme gioiosi figli dell’Unico Dio.
Le vostre storie personali hanno conosciuto una vita vera, fatta di gioie e dolori e tutti avete sperimentato che solo il Signore dona la salvezza. Annunciate perciò a tutti questo Kerygma, questa proclamazione di speranza che l’Apocalisse ripete: “Essi sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”. Questo sia il cuore del vostro annuncio: avvicinandovi all’altare ed al sangue di Cristo che purifica e salva, annunciate agli uomini che solo incontrando personalmente il Signore si sperimenta la gioia della salvezza.
Da oggi la vostra vita sarà completamente consacrata al Signore ed al Vangelo.
Alcune promesse concrete e visibili, che ora farete, ne saranno il segno chiaro. Non si tratta di privazioni, come spesso oggi le intende il mondo, ma di vie per trovare la beatitudine, infatti proprio il vangelo delle Beatitudini le illumina in maniera del tutto particolare.
La scelta più appariscente è quella del Celibato per il Regno. Oggi più che mai è visto da molti come una via di privazione, quasi di impoverimento della vostra umanità. Il vangelo invece vi dice: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Annunciate con una vita piena della gioia di Dio che il vostro cuore non è impoverito dalla mancanza di un esclusivo affetto umano, ma è invece aperto all’accoglienza di tutti i fratelli e le sorelle del Regno del Padre. Più poveri di altri nell’amore sponsale, siate però più ricchi nell’amore fraterno.
La seconda scelta è l’impegno a tempo pieno nell’evangelizzazione. Annunciate il Vangelo con passione, “opportune et importune” come dice S. Paolo. Ma ciò sia fatto senza prepotenza, il vangelo si annuncia per attrazione e non per proselitismo: “Beati i miti” dice la Parola di oggi.
Il vangelo si annuncia poi impegnandosi nella promozione umana di un mondo più giusto: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia”.
Infine lo si annuncia soprattutto e più di tutto avvicinando tutti con l’annuncio dell’amore di Dio. Un amore misericordioso che vince ogni male: “Beati i misericordiosi”.
La vostra evangelizzazione sia perciò impregnata e diretta dal messaggio delle Beatitiudini, così potrà essere quella Nuova evangelizzazione che amava richiedere S.Giovanni Paolo II, alla cui personale protezione tutti voi affido con una particolare ispirazione del cuore.
La terza scelta, legata all’impegno solenne della preghiera, è quella di diventare sempre di più: uomini di preghiera e maestri di preghiera, come abbiamo più volte ripetuto durante il nostro ultimo ritiro. Allora abbiamo ricordato l’urgenza per voi e per tutti della unificazione e purificazione del cuore, attraverso la preghiera intensa e fedele. A voi ed a tutti ricordo: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.
La quarta scelta, particolarmente legata allo spirito di servizio a Dio ed all’uomo che caratterizza il vostro ministero diaconale, è quella di essere ogni giorno di più “Uomini della Carità”. La Carità di Cristo che dobbiamo imitare, si è espressa prima di tutto nella sua incarnazione, nel suo farsi servo, nella sua profonda condivisione della condizione umana, in particolare di quella degli ultimi. Non siate uomini della beneficenza distaccata e superba, ma uomini della Carità, che ascolta e condivide soprattutto con “quelli che sono nel pianto” e con “i perseguitati per la giustizia”. Nell’impegno ad essere veri “operatori di pace”.
Il testo greco dice: “facitori di pace”, forse per rendere l’aramaico delle parole di Gesù che suonerebbe “costruttori dello shalom”. Siate pazienti e coraggiosi costruttori dello “shalom”, di quel bene del cuore e della vita che la Scrittura promette a tutti coloro che si lasciano amare da Dio.
Se farete tutto questo sarete BEATI.
Per tutto ciò invoco su di voi con tutto il cuore e con tutta la forza della preghiera della Chiesa, il dono dello Spirito Santo, che vi costituisca da ora e per sempre Diaconi, servi del Signore.