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“In Italia la vittima non è riparata per il dolore subito”. Appassionato incontro dell’ex magistrato con gli studenti di Unimc

“In Italia la vittima non è riparata per il dolore subito”. Appassionato incontro dell’ex magistrato con gli studenti di Unimc

“La vittima ha bisogno di essere riparata per il dolore subito e il sistema penale italiano di questo fa zero virgola zero”. E’ la chiusa dell’appassionato intervento di Gherardo Colombo di ieri, all’Università di Macerata. La conferenza, pensata inizialmente per le matricole di Giurisprudenza, ha invece richiamato molti cittadini accorsi ad ascoltare l’ex magistrato del pool Mani Pulite, una delle personalità più autorevoli del nostro Paese. Accolto dal rettore Francesco Adornato, dal direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Stefano Pollastrelli e dalla docente organizzatrice dell’evento Lina Caraceni, Colombo ha parlato dell’importanza delle regole, dei concetti di legalità e di giustizia quali valori fondanti una civile convivenza. Il rispetto delle regole – ha spiegato l’ospite d’eccezione – non è un valore fine a sé stesso che si ottiene con la minaccia della punizione, ma nasce dalla cultura e dall’educazione, dalla consapevolezza che il bene individuale corrisponde al bene comune. Per questo le regole devono conformarsi al principio di giustizia e la giustizia sta nel ripudio della discriminazione. “Ciascun essere umano è degno tanto quanto gli altri” ha ribadito Colombo, spostando la sua riflessione sul sistema penale e sulla condizioni dei reclusi, a partire dagli assunti fondamentali espressi dalla Costituzione. “Mi sono dimesso dalla magistratura – ha raccontato – perché è difficile, forse impossibile fare il magistrato rispettando l’articolo 27 della Costituzione che vieta trattamenti contrari al senso di umanità e indica la rieducazione del condannato come fine delle pena. Le persone pericolose devono stare da un’altra parte, ma tutti i suoi diritti, che non contrastano con quelli degli altri, vanno rispettati”. E ancora: “Le pene sono accessori, non fanno in modo che legge sia osservata. I dati ci dicono che il 69% delle persone che sono state in prigione tornano in prigione contro solo il 19% di chi è stato sottoposto a riabilitazione sociale. Più il carcere è duro, più la criminalità è diffusa. Ma in Italia l’obiettività non ci interessa, anzi tendiamo ad escludere il dato di fatto”. Altrettanto importante è il rispetto della vittima. “Va rispettata la dignità di chi uccide. Dopo di che necessario riconoscere che chi ammazza una persona ha commesso un omicidio”, ha detto, invitando a riflettere sui titoli giornalistici, come “Il gigante buono”, con cui è stato descritto nei giorni scorsi l’omicidio di Elisa Pomarelli. “Generalmente le donne vengono uccise perché se ne vogliono andare e, invece, vengono considerate un proprietà. La nostra cultura sta ancora molto dietro, ancora scambiamo il sentimento di amore con il possesso. Quanta gente che scrive sui giornali scambia l’amore con il possesso. La legge, quando non coincide con la cultura, viene disapplicata”. Bisogna, quindi, fare in modo che le persone rispettino le regole “perché servono a loro e questo si fa educandole”. L’iniziativa è stata organizzata all’interno del progetto di orientamento e tutorato “Un primo passo verso il futuro”.