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“Impariamo a pregare e a Benedire il tempo”. L’omelia di Natale del vescovo Marconi

“Impariamo a pregare e a Benedire il tempo”. L’omelia di Natale del vescovo Marconi

Il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, nell’omelia della Santa Messa per il giorno di Natale, celebrata oggi, alle 10.30 nella chiesa di San Giorgio, si è soffermato sul fatto che «il vero motivo dalla festa cristiana… è la celebrazione gioiosa, nella forza della fede, del Signore che viene per aiutarci a diventare ogni giorno di più: Figli di Dio».  In questo Natale siamo sollecitati a «riprendere con più vigore l’impegno di preghiera e soprattutto la pratica di Benedire il tempo». «Benedire il tempo del risveglio (…)  con la recita del “Padre nostro”»; «al momento del pasto, il momento in cui almeno nelle feste la famiglia si riunisce… come gli angeli sulla grotta di Betlemme possiamo dire “Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo”». Da ultimo è «buono chiudere la giornata con le parole dell’“Ave Maria”».
Di seguito il testo completo dell’omelia:
“Al centro di questa celebrazione, guidati dal Prologo del Vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato, c’è proprio questa data, non il Natale 2016 né il 2018, perché contando gli anni a partire dalla nascita di Cristo, la nostra civiltà cristiana ci ricorda e insegna il senso e il valore del tempo. Dall’eternità di Dio, principio di tutto, il Verbo eterno è venuto nel mondo e nel tempo umano, si è fatto compagno del nostro viaggio, si è fatto carne come noi. Da 2017 anni il tempo è cambiato, l’uomo non cammina più da solo nella storia, ma il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth, cammina con noi e ci accompagna a condurre la storia verso il Regno di Dio: regno di giustizia, di amore e di pace. Anche se a volte siamo tentati di pensare che tutta vada sempre peggio, la fede nel Vangelo ci dice che il Regno di Dio si avvicina e oggi siamo un anno più vicini alla sua pienezza. Questo è il vero motivo dalla festa cristiana. Non il ricordo sterile di un evento passato, la celebrazione gioiosa, nella forza della fede, del Signore che viene per aiutarci a diventare ogni giorno di più: Figli di Dio. A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. Il Figlio si è fatto come noi perché noi potessimo diventare come Lui. Ma cosa dobbiamo fare per collaborare alla venuta del Regno, per diventare sempre più pienamente figli nel Figlio? La celebrazione di oggi, che loda e benedice Dio per la nascita di Gesù nel tempo dell’uomo, ci dà una indicazione preziosa: siamo chiamati a benedire il Signore in ogni tempo.
In un bellissimo commento al salmo 33, Sant’Agostino, che medita sempre i salmi come preghiera prima di tutto recitata da Gesù, insegna: “Benedirò il Signore in ogni tempo, sempre nella mia bocca la sua lode”. Lo dice Cristo, lo dica anche il cristiano; perché il cristiano è nel corpo di Cristo, e per questo Cristo si è fatto uomo, affinché il cristiano possa essere un angelo che dice: Benedirò il Signore.
La festa di oggi, che celebra la nascita di Gesù, celebra la sua venuta tra noi per renderci come angeli, capaci di benedire il Signore nel tempo, anzi, con la grande tradizione benedettina, preferisco dire che siamo chiamati a benedire il tempo. Questo tempo dell’uomo, che deve camminare verso il Regno di Dio, ha infatti bisogno della benedizione della nostra preghiera. Lasciate che dica con chiarezza la mia fede: sono certo che la cosa più preoccupante oggi per la salvezza del mondo non è la violenza o il rischio di guerra, non è la crisi economica, non è la migrazione di popoli… ma è la mancanza di preghiera. Dio non ci chiede di sostituirlo salvando il mondo noi: noi oggi acclamiamo Gesù come Salvatore del mondo! La nostra parte è di diventare sulle sue orme dei veri Figli di Dio e di Benedire il tempo con la nostra preghiera perché si avvicini la salvezza. Continua nel suo commento sant’Agostino. Quando benedirò il Signore? Quando ti ha reso un beneficio? Quando ogni bene ti scorre intorno, allora benedirai il Signore? No; ma in ogni tempo. Benedicilo quando ti dà questi beni; e benedicilo quando te li toglie. Perché Egli dà ed Egli toglie; ma non toglie sé stesso a chi lo benedice (S. Agostino Commento al salmo 33 “Benedirò il Signore in ogni tempo”). Dobbiamo benedire il tempo con la nostra preghiera, perché solo così non perdiamo la sua vicinanza. Gesù è venuto nel mondo ma noi lo abbiamo accolto? Gesù ci viene vicino in ogni tempo, ma noi lo accogliamo? Non toglie sé stesso a chi lo benedice
».  Ecco la nostra vocazione, ecco quello che la comunità cristiana, per quanto piccola entro la grande massa dell’umanità, può fare di grande e di prezioso per tutti.
Questo Natale possiamo prendere un impegno piccolo, ma prezioso. Riprendere con più vigore l’impegno di preghiera e soprattutto la pratica di Benedire il tempo. È semplice. Nella nostra giornata ci sono tre momenti che ritmano il tempo.
Il primo è il risveglio. Benedire il tempo del risveglio lo si può fare in maniera molto bella iniziando la giornata con la recita del “Padre nostro”. Riflettete quanto siano appropriate queste parole della preghiera di Gesù per iniziare da figli di Dio a vivere bene ogni nuovo giorno. Il secondo momento è il mezzogiorno, il momento del pasto, il momento in cui almeno nelle feste la famiglia si riunisce. La preghiera più appropriata è quella della lode al nostro Dio, come gli angeli sulla grotta di Betlemme possiamo dire «Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo». Il terzo momento è quello in cui ci addormentiamo in pace, ed è bello farlo affidandoci alla protezione di Maria e di tutti i santi. Pensate quanto sia giusto e buono chiudere la giornata con le parole dell’“Ave Maria” e chiedere che la preghiera della Vergine santa ci accompagni fino all’ultima sera del nostro tempo sulla terra. Questa pratica di semplice di preghiera vorrei raccomandarvela come un dono di Natale. Vi assicuro che chi inizierà da oggi viverla con fedeltà ne scoprirà tutta la bellezza e la forza spirituale”.

Buon Natale.